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Progetto

UN’AUTOSTRADA TUTTA NUOVA SOTTO CASA
Romea Commerciale, cioè un’altra Romea che con l’attuale ha in comune solo il nome: 4 corsie feriranno a morte il territorio. Eppure un’alternativa esiste.
Un mostro di cemento e asfalto lungo oltre 400 km. Dopo la Tav, il Mose e il Ponte sullo Stretto ecco la nuova grande opera prevista dalla Legge Obbiettivo: è la nuova autostrada Mestre-Orte-Civitavecchia. L’autostrada per buona parte ricalca il tracciato dell’E45 tra Orte e Cesana, poi da Ravenna a Mestre ci sarà un nuovo tracciato parallelo all’attuale SS 309, l’attuale Romea, che si collegherà con la A4 a Villabona (Mestre) o, più probabilmente, a Roncoduro. Le due ipotesi sono contenute entrambe nel progetto ma appare ormai evidente che la scelta è caduta sull’aggancio diretto col Passante a Roncoduro (Dolo) attraverso un tracciato che taglia in due le campagne da Lughetto a Sambruson passando poi, in tunnel, sotto al Naviglio del Brenta fra Mira e Dolo.
I numeri:
-147 sovrappassi
-268 sottovie
-oltre 52 km di viadotti
-17 km in galleria
-17 nuovi svincoli di cui 5 in Veneto fra cui una barriera autostradale a Lughetto
-costo: 10 miliardi di euro in finanza di progetto con un contributo pubblico di 1,4 miliardi

Il proponente: GEFIP Holding S.A. (con sede in Belgio) dell’europarlamentare PdL Vito Bonsignore che ha appena inglobato per 4 milioni di euro gli ex concorrenti della cordata emiliano-veneta Nuova Romea spa.
La lunghezza ipotizzata sul tratto veneto della Romea Commerciale è di circa 125 Km con un consumo di suolo superiore a 331 ettari (86,7% terreni agricoli). Nella sua strada incontra 11.00 ettari di Siti di Interesse Comunitario Interesse Comunitario (SIC), 5.800 ettari di Zone a Protezione Speciale (ZPS) e 8.300 ettari di parchi regionali e zone di grande pregio naturalistico quali la quali la laguna di Venezia, la zona archeologica della Riviera sud, le valli di Comacchio e il Parco del Delta del Po.

La litania è sempre la stessa, in Italia mancano strade. Ma è poi vero? Prendiamo il caso della cosiddetta Romea Commerciale che un po’ di confusione la fa. Sfiora appena la Romea (famigerata) che conosciamo noi. Di fatto, la “doppia” senza che avanzi un solo euro per una messa in sicurezza degna di questo nome per la strada più insanguinata d’Italia. Ma la Romea, dicevamo, serve? Segue esattamente lo stesso tracciato, almeno dall’altezza di Ravenna, della Bologna-Padova che avrebbe tanto bisogno di una terza corsia e invece non l’avrà. Più conveniente per le tasche di qualcuno costruire una nuova autostrada che dopo aver devastato il Parco del Delta del Po, andrà ad affiancarsi alla vecchia SS. 309 per poi abbandonarla all’altezza di Lughetto. Aperta campagna veneta. Da qui, con tutta probabilità visto che i progettisti la indicano a tutt’oggi come l’alternativa migliore, taglierà su, dritta, attraverso i campi di Sanbruson fino a sbucare, mostro rombante e inquinante a 4 corsie, appena prima di villa Tito e villa Badoer-Fattoretto che si affacciano placide sul Naviglio del Brenta fra Mira e Dolo. Si parla, quindi, di piena Riviera del Brenta, uno un territorio scrigno di arte e cultura.

E la Sovrintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, ci si chiederà, non può far nulla? No, perché la Romea Commerciale è una delle “grandi opere” per il paese, come lo Stretto sul Ponte di Messina, come il Mose in laguna a Venezia. Quindi non è soggetta alle normali procedure, può seguire un iter decisamente più rapido e, inevitabilmente, meno democratico.

Dalla politica, in questo senso, arrivano solo flebili tentativi populisti per “esserci”, senza, di fatto, prendere una posizione chiara. Da destra come da sinistra. Si propongono soluzioni abborracciate con attacchi ibridi alla tangenziale e al Passante, nascondendo la verità: comunque la si ponga, una nuova autostrada accanto all’attuale Romea sarà il colpo di grazia per il territorio.

Il progetto preliminare, consegnato in queste settimane alle amministrazioni locali è ancora modificabile, serve, però, il coraggio, da parte dei sindaci, per aprire un tavolo con il Governo e la Regione. Il flusso di traffico esistente e futuro non giustifica, tecnicamente, la realizzazione di un’opera tanto impattante per mezza Italia e letale per il nostro territorio. Oggi sulla Romea (SS. 309) il flusso è di circa 30.000 veicoli al giorno ma sarebbe sufficiente adeguare gli attuali svincoli in uscita, ad esempio in corrispondenza delle località balneari, per risolvere le code estive. E neppure all’interno dello Studio di Impatto Ambientale si nasconde il fatto che una nuova autostrada funziona da attrattore di traffico anziché da soluzione ai congestionamenti.

Un collegamento nord-sud esiste già: è la Padova-Bologna che si può potenziare con la realizzazione di una terza corsia e che potrebbe così diventare via obbligata per il traffico pesante togliendo dall’attuale Romea i pericolosi tir. Questo, permetterebbe di risparmiare, oltre alla gronda lagunare sud, anche il Polesine, una delle zone miracolosamente ancora intatte del territorio veneto. Se il problema è il collegamento con il porto di Ravenna per la movimentazione delle merci, sarebbe sufficiente completare il raccordo autostradale fra Ferrara sud e Ravenna. In più, questo percorso Ferrara, Ravenna, Padova sarebbe ottimale per ottimizzare tutta la linea degli interporti dal futuro snodo logistico di Rovigo a quello di Padova. Non basta, tutte le indicazioni che arrivano dalle linee guida europee ma anche nazionali (Piano Generale dei Trasporti) indicano come priorità lo sviluppo del trasporto marittimo (Autostrade del mare) e ferroviario per ridurre drasticamente l’impatto ambientale del trasporto su gomma. Si dice che la Romea Commerciale non costerà nulla ai contribuenti italiani ma sul costo stimato di 10 miliardi di euro 1,4 miliardi saranno pubblici. Soldi che vengono così sottratti alla priorità inderogabile, cioè, alla messa in sicurezza dell’attuale tracciato della Romea-killer per il quale, invece, non è previsto un centesimo. Potenziando, invece, la Padova-Bologna, ci sarebbero i fondi per mettere in sicurezza la SS 309 trasformandola in una strada turistica interdetta al traffico pesante di attraversamento che potrebbe, invece, usufruire del circuito dell’A4 servito dal nuovo Passante. Un’alternativa a questo scempio imminente esiste, ma la politica deve fare la sua parte con coraggio.

 

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